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venerdì 14 gennaio 2011

Per la sceicca un treno espresso da 100 mila euro

FROM: La Stampa
DATE: 14/01/2011
AUTHOR: Fabio Poletti

Da Ginevra a Milano a fare shopping. Ha affittato un convoglio da Mille e una notte

MILANO
Esotico quanto «Le mille e una notte» ma più chic di un tradizionale tappeto volante. Pure gli sceicchi - e figuriamoci le sceicche - si sono fatti moderni. Se nel deserto ci vanno in lussuose limousine altro che vetusti cammelli, a Milano per un raid nel Quadrilatero della moda a suon di vagonate di profumati petrodollari, ci vengono in treno. Vabbe’, ovviamente c’è treno e treno che neppure quelli sono tutti uguali. La sceicca saudita arrivata domenica al binario sei - c’è pure chi giura che la mescolanza coi viaggiatori qualsiasi le abbia dato leggermente sui nervi - e poi ripartita ieri pomeriggio alle 14 e 20 per Ginevra dal più defilato binario tre, un treno intero con tanto di carrozza blu nello stile Belle epoque se lo è noleggiato.

«Non posso dire come si chiama madame...», sorride gentile René Bubendorf, svizzero di Basilea, impettito in livrea e guanti bianchi come un maggiordomo dei tempi andati. Uno così entusiasta dei trenini, che se ne è comperati addirittura tre. Poi ha messo in piedi la società Prestige Continental Express e per una «modica» cifra da concordare vi scorrazza dove volete, basta che ci siano almeno un paio di binari. «L’affitto per un giorno costa più o meno cinquantamila euro, dipende dagli extra», sventaglia la tariffa per un viaggio, un anniversario, un galà alla moda dell’Orient Express. Che il suo lussuoso Salon blu con tanto di predellino istoriato per non stendere troppo la gambetta, sia stato usato dalla sciccosa mediorientale più o meno come una Punto presa in affitto alla Hertz, sembra non avergli dato fastidio. O se glielo ha dato, di sicuro non lo fa vedere per cinquantamila buone ragioni. Cinquantamila all’andata e altrettante al ritorno, biglietto interissimo si capisce.

Ottanta comodi posti a sedere, che diventano comodissimi per la sceicca con seguito che non arriva a venti persone tra segretari, portaborsette, dame di compagnia, manca solo lo sceicco. La cena viene servita a lume di abat-jour. Attorno al tavolo morbide poltrone in velluto arabescato, fiori freschi sulla tovaglia di lino di Fiandre. A parte il bel René, a completare il servizio ci sono tre cameriere tre, tutte per la sceicca e i suoi accompagnatori, compreso un body guard che fa il nervoso di professione quando vede la macchina fotografica. Il menù non è noto, ma solo immaginato. Più facile che sia stata servita una lunghisima merenda invece di una cena placé, visto che da qui a Ginevra ci sono sei ore di treno compresa la sosta tecnica a Domodossola per il controllo passaporti e il cambio della locomotiva da italiana a svizzera. Magari solo un gustoso spuntino prima che alle venti e venti la scenografica sceicca sbarchi a Ginevra con armi e bagagli, soprattutto bagagli. Che in quattro giorni di shopping bulimico deve essersi fatta mancare niente di tutto, altro che plebei saldi di stagione, all discount.

C’è chi giura in questi giorni di averla vista - modesto foulard azzurro, ordinario pastrano nero, scarpe con comodo tacco, borsetta a carico di una massiccia reggiborsetta, ecco il vero status symbol di questa anonima donnina targata Arabia Saudita - saltare qua e là davanti alle luccicanti vetrine nel Quadrilatero della moda. Dalle griffe più prestigiose arrivano ovviamente zero conferme. Ma si sa che se il silenzio è d’oro, una danarosa sceicca di oro ne vale un vagone di nome e di fatto. Qualcuno l’ha pure vista con il suo seguito davanti al Grand Hotel et De Milan, cinque stelle lusso dove morì Giuseppe Verdi e dove adesso alloggiano danarosi italiani, magnati russi, tycoon cinesi, uomini d’affari indiani e ovviamente sciccose sceicche. «Ma noi non possiamo dare informazioni sulla clientela, sa c’è la privacy...», miagola scandalizzata nella cornetta, l’addetta al ricevimento nell’ascoltare la richiesta indecente di avere uno straccio di nome della sceicca arrivata dall’Arabia Saudita via Ginevra.

Di lei rimangono allora solo un paio di scatti rubati con perizia, uno sguardo distratto ai curiosi in stazione di fronte alla processione verso il binario tre, l’ipotesi più che scontata di un itinerario che sta tutto in un paio di isolati, vetrina più, vetrina meno. Dal Grand Hotel a via Montenapoleone ci sono giusto le zebre nel senso del passaggio pedonale da attraversare. Da via Montenapoleone a via della Spiga c’è un angolo. Da via della Spiga a via del Gesù c’è meno di niente. In tutto fa nemmeno un chilometro, con la sceicca che ci ha messo quasi quattro giorni a percorrerlo tutto, passando lentamente da manichino a manichino, da vassoio di velluto per gioielli ad un altro, riempiendo dozzine di shopping bag griffate e stressando almeno due dozzine di commesse per la gioia delle maison dove tintinnavano i registratori di cassa che facevano il pieno di petrodollari.

mercoledì 13 agosto 2008

I sei treni più belli del mondo

TESTATA: La Stampa
DATA: 04/08/2008
AUTORE: Carlo Rossella

Il primo requisito di un buon treno è la pulizia. Il secondo è il candore delle lenzuola nelle cabine, che deve essere perfetto. Il terzo è la comodità del letto, che deve essere rigido per evitare di arrivare con un terribile mal di schiena. Quarto, il servizio alla partenza, a bordo e all’arrivo. Quinto, il cibo del ristorante. Sesto il panorama.
Nella mia esperienza, i grandi treni che presentano tutte queste qualità oggi non sono molti. In testa collocherei il grande espresso che va da Singapore a Bangkok: elegante, raffinato, costoso, frequentato da viaggiatori che usano pochi trolley e molte valigie di gran lusso - soprattutto Vuitton Vintage, molto usate anche dai loro avi. A bordo si può trovare cibo internazionale, ma anche raffinata cucina thai, con aglio soltanto a richiesta. Per i fumatori incalliti c’è una stanza riservata molto ben aerata, rivestita di radica, dalle comode poltrone rosse, dove camerieri in turbante servono un porto assai invecchiato. Per chi lo desidera, il butler, il servitore, è in grado di rimboccare perfettamente le coperte, come la mamma di Proust nella Recherche.
Secondo nella mia classifica è l’Orient Express, nel tratto che conosco da Londra a Venezia.
La compagnia Cunard, proprietaria del treno e di alberghi di lusso come il veneziano Cipriani, ha rimesso in auge le carrozze d’antan - velluti, broccato, damaschi, divani, puff, uno stile che sarebbe piaciuto a Agatha Christie e a Sherlock Holmes. Tutto è perfetto su questo treno: soprattutto il cibo, una raffinatissima cucina francese e internazionale, con vini sceltissimi e una raccolta di champagne che nemmeno a Parigi. Unico inconveniente, il troppo bere di alcuni viaggiatori che si addormentano a tavola col tran tran della ferrovia e devono essere svegliati per potergli permettere di raggiungere i loro scompartimenti senza russare ancora nel restaurant.
Al terzo posto metto una vecchia ferrovia della British India, lassù nel Darjeeling, con camerieri in guanti bianchi vestiti come ai tempi del raji, tè verde dal sapore unico e una cucina al curry davvero encomiabile. Il profumo del curry pervade il treno e si mescola con quello del vapore lasciando il delizioso ricordo di un voyage irripetibile.
Quarto, inevitabilmente, troneggia un trenino storico nella cultura della Mitteleuropa, lo Zermatt-Sankt Moritz, dalla Montagna incantata di Thomas Mann al Corviglia, esclusivo ritrovo del potere, del denaro e dell’aristocrazia. Le Alpi svizzere viste dai convogli rallegrano i turisti: d’estate alcuni vagoni sono scoperti come una grande spider e i viaggiatori, per vincere i pur minimi rigori, bevono dalle loro fiaschette acquaviti molto forti che fanno rosseggiare le guance già toccate dal sole delle grandi altitudini.
Il quinto posto va al lento convoglio che da New York porta a Miami e viceversa: fino agli anni Quaranta, prima che l’aereo prendesse del tutto il sopravvento, era il treno delle vacanze di ricchi e famosi, ma anche di pensionati che da New York ragiungevano il «Sunshine State». Chi non ricorda il divertente vagone di questa linea che ha fatto da sfondo a un film indimenticabile come A qualcuno piace caldo di Billy Wilder?
Tutto il resto dei treni selezionati dall’Independent merita un elogio: non li ho frequentati, ma li ho visti su un famoso libro fotografico, grande e costoso, dedicato ai più belli del mondo.
Fra tanti piaceri, resta la nostalgia di un treno ormai infrequentabile, la Transiberiana: quarant’anni fa vi si poteva ancora salire a bordo senza problemi, poi con il tempo, almeno nei convogli gestiti dalle ferrovie russe, la qualità è degradata a gran velocità. Ora mi dicono che anche la parte cinese è scesa molto di livello. Si parla di viaggiatori rapinati fra Omsk e Novo Sibirsk nelle notti di tormenta, quando la Transiberiana sembra percorrere una galleria di ghiaccio. Ma così va il mondo. A Est degli Urali.