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martedì 10 maggio 2011

Quel finestrino con vista Tremiti

DATE: 14/04/2011
AUTHOR: Vincenzo Foti

Alla scoperta del paesaggio italiano visto dalle ferrovie locali. Questa volta è di scena il Gargano, tra San Severo e Peschici

Il Gargano - Sperone d'Italia - è un promontorio montuoso che dalla provincia di Foggia si protende verso Est nel mare Adriatico. In questa zona dai terreni carsici, chiusa a occidente dal Tavoliere, il paesaggio pugliese è caratterizzato da grotte e da terrazzi calcarei, che si innalzano fino alla quota di 1.055 metri, corrispondente alla cima del monte Calvo. Qui la montagna forma profonde voragini e valloni dall'aspetto selvaggio, cui si contrappongono i declivi collinari che si adagiano verso il mare. Il profilo della costa si presenta quasi ovunque alto e roccioso; sul versante settentrionale si trovano invece due grandi laghi: il Varano e il Lèsina.

Per visitare lo Sperone d'Italia e approfondirne la conoscenza torna utile il treno delle Ferrovie del Gargano, che con il suo percorso dapprima pianeggiante quindi scosceso sfiora il verde dell'omonimo parco nazionale, passa attraverso tratti aridi e costeggiando parte dei i laghi raggiunge le candide spiagge tra Rodi Garganico e Peschici.

Conclusasi la Grande Guerra, si profilava per le popolazioni la necessità di collegarsi alla linea Fs della dorsale adriatica. Il 17 settembre 1925 venne così stipulata una concessione a favore del Sindacato per le Strade Ferrate Garganiche, che prevedeva la realizzazione di una ferrovia a scartamento ridotto (950 mm) e trazione a vapore da San Severo a San Menaio. In seguito, invece, si optò per lo scartamento tradizionale (1.435 mm) e per la trazione con locomotive elettrica a corrente continua (3 kV), che proprio in quegli anni venivano sperimentate per la prima volta in Italia sulla tratta Benevento-Foggia. Nel maggio del 1930 vennero installati i primi binari e l'anno successivo i pali dell'alimentazione. I lavori procedettero alacremente, tanto che la San Severo-Peschici fu inaugurata, con quasi un anno di anticipo, il 27 ottobre 1931 diventando la prima ferrovia secondaria italiana elettrificata.

Il tracciato delle Ferrovie del Gargano è assai vario ed è stato progettato secondo i criteri in uso per le ferrovie secondarie: curve strette, pendenze rilevanti, rotaie leggere. All'inizio, il parco mezzi era costituito da quattro locomotive elettriche a carrelli, sette carrozze con 56 posti a sedere, 22 carri merci e un carro soccorso. Questa dotazione fu poi completata da due automotrici elettriche. La rete si sviluppa su una lunghezza complessiva di circa 140 chilometri e comprende le linee San Severo-Rodi-Peschici (Calenelle), Foggia-Lucera e Foggia-Manfredonia. La San-Severo-Rodi-Peschici è a scartamento ordinario, a binario unico. Accanto alle Fg, Trenitalia effettua un servizio di treni locali sulle relazioni San Severo-Foggia e San Severo-Foggia-Bari.

Appena lasciata la piccola stazione di San Severo, il treno si immette in una pianura molto fertile per poi iniziare, poco dopo l'isolata stazione di San Marco in Lamis, una ripida salita verso il promontorio e giungere qualche chilometro più tardi alla fermata di Apricena Superiore. Qui le rampe diventano meno impegnative e il culmine della linea viene toccato in località Ingarano a 274 metri di altezza, in prossimità di un passaggio a livello. Da questo punto in avanti il percorso è tutto in discesa e la vista del mare, ancora in lontananza, lascia senza fiato.

All'orizzonte si possono scorgere le isole Tremiti e i laghi costieri di Lèsina e di Varano, separati dal mare solo da una sottile lingua di terra. Proseguendo il viaggio, vengono toccati vari centri abitati per giungere, dopo un'ultima ripida discesa, a Carpino. Il paesaggio, sin qui piuttosto arido, diviene ora verdeggiante, con ampie pinete che degradano verso la costa nei pressi di Rodi Garganico. Lasciata la località balneare di San Menaio, si attraversa una folta vegetazione e infine si sbuca a Peschici, dove si viene accolti da una dolce baia con il pittoresco, candido paese arroccato su un dirupo di rocce a picco sul mare.

Nella parte centro-orientale del Gargano si estende un'area di grande valore naturalistico, che prende il nome dall'antica tribù italica degli Umbri, stabilitisi in questa zona dopo lunghe peregrinazioni. La Foresta Umbra, tra le più antiche di tutta Europa, crea una chioma fitta e impenetrabile ai raggi solari che dà rifugio a specie floristiche e faunistiche molto rare. Dal 1995 i giganteschi fusti di alberi centenari (faggi e pini d'Aleppo) che dalle rive del mare ricoprono il territorio fin oltre i mille metri sono protetti dal Parco Nazionale del Gargano. Ma il Parco tutela anche la ricchissima flora erbacea, che può vantare ben 56 specie di orchidee spontanee. Dal punto di vista geologico questo altopiano calcareo offre una serie di piccoli rilievi di roccia ai quali si susseguono delle depressioni, ove si raccolgono le acque piovane. La spiegazione di tale varietà deriva dal fatto che in epoche passate questo territorio univa le coste italiane a quelle balcaniche. Il successivo isolamento del promontorio, chiuso dal mare Adriatico su tre lati e dal Tavoliere sul quarto, fece sì che la zona preservasse un patrimonio di biodiversità dal valore inestimabile.

Attualmente, sulle Ferrovie del Gargano sono in corso importanti opere di ammodernamento e potenziamento del servizio ferroviario, che riguardano una variante del percorso tra San Severo e Apricena, le cui opere sono state appaltate nell'anno 2005 e sono in corso d'esecuzione. La velocizzazione della tratta Cagnano-Rodi è stata completata, mentre dal 14 luglio 2009, sulla Foggia-Lucera, dopo un periodo di sospensione, è stato riattivato l'esercizio ferroviario a suo tempo soppresso dalle Fs. Il servizio sulla linea Foggia-Manfredonia viene effettuato con corse sostitutive di altrettanti treni non più effettuati da Trenitalia.

lunedì 18 aprile 2011

Sam, il manager ha sei anni

DATE: 05/04/2011
AUTHOR: n/a

Una grande passione per i treni e il desiderio di trasformare questo interesse in carriera già a sei anni. E' accaduto a Sam Pointon, un bambino inglese che a soli 6 anni, nel 2009, si era candidato per un posto da direttore del museo dei treni di York ricevendo un incarico da dirigente speciale. Il piccolo era venuto al corrente dell'imminente pensionamento del precedente direttore del National Railway Museum, Andrew Scott, e aveva inviato una tenera lettera di candidatura scritta a mano per rimpiazzarlo. La lettera deve aver commosso lo staff del museo che ha deciso di nominare il ragazzo "direttore del divertimento", una carica speciale creata solo per lui. Nella lettera Sam spiega: "Ho solo sei anni ma credo di poter fare questo lavoro". A distanza di diue anni il piccolo Sam è ancora in carica e, proprio in questi giorni, è stato richiamato dal museo per ispezionare i treni in vista delle feste pasquali.

domenica 17 aprile 2011

Viaggio sul treno dei disperati "Andiamo a Parigi, ce la faremo"

DATE: 04/04/2011
AUTHOR: Lello Parise

ORIA - Il treno dei desideri ha la sigla "Le" e un numero: 562059. Arriva alla stazione ferroviaria di Oria alle 16,54, puntualissimo. "È questo?" domanda Youssef. "Sì, questo è quello per Taranto. Andiamo?". Nello scalcagnato scalo di questa città del Brindisino lontana appena tre chilometri dalla tendopoli di Manduria, che da oggi ospiterà più di tremila migranti sbarcati da Lampedusa, ci sono otto ragazzi come Youssef. Hanno tra i 20 e i 27 anni, giubbotti, jeans, scarpe Adidas, niente bagagli, due dicono di chiamarsi Ahmed e altri due Kaled, ci sono anche Komi, Niza, Komel. E poi c'è Youssef, che di anni ne ha 24 e che diventa il portavoce del gruppo. Parlano tutti in francese, non conoscono l'italiano. Aspettano il treno sotto un cartello dell'Ue con la scritta: "L'Europa investe nel tuo futuro". Sembra un presagio.

"Abbiamo dormito per quattro giorni nel centro di accoglienza. Poi l'altra sera, abbiamo deciso di andare via. No, non abbiamo avuto problemi ad uscire dal campo. Ci siamo incamminati verso Oria e abbiamo raggiunto la stazione. Abbiamo dormito per strada. Sì, lo so, potevamo aspettare ancora e prendere il treno per Roma. Ma non possiamo rischiare di essere beccati, parte troppo tardi". Alle 21,49.

Il sole è alto, lungo il viale alberato che porta alla stazione spunta il muso di un'automobile della polizia, ma gli agenti non scendono per vedere chi c'è e chi non c'è sul binario 1, fanno un mezzo giro della piazza e vanno via. Youssef e gli altri fuggiaschi, tirano un respiro di sollievo. "Non si sono accorti di noi". Tre o quattro italiani che aspettano lo stesso treno, fanno finta di niente. Ed eccolo il convoglio "Le 562059". "Finalmente". Gli otto si sparpagliano in tutte le carrozze. Youssef insieme con Komel si accomodano all'interno di uno degli ultimi scompartimenti. "In questa maniera, cerchiamo di non essere notati". Sono per metà spaventati e per metà sorridenti. "Il viaggio non sarà breve". Pagano il biglietto. "Sì, abbiamo del denaro. Ma non ti diremo quanto abbiamo in tasca". Non ci si può fidare del primo venuto. "Komi, per esempio, sette anni fa ha vissuto in Francia. Quando Sarkozy è arrivato al potere ha cacciato dal Paese lui e tutti quelli come lui, clandestini. Vogliamo andare a Parigi, nessuno escluso. Io, proprio a Parigi, ho tre fratelli che lavorano. Che cosa farò? Il cameriere, il meccanico, qualsiasi cosa". Komel interrompe Youssef: "Il lavoro in Europa, è tutto. Io, un po' di tempo fa, sono partito per la Turchia, ma sono ritornato indietro. Dopo tre mesi, avevo guadagnato solo 300 dollari. Ma in Tunisia, io sono di Djerba, è peggio: 3 euro al giorno, non di più. Bisognava scappare, a qualsiasi costo".

Mezz'ora dopo le cinque del pomeriggio, il treno si ferma a Taranto. "Tutto bene, fino ad ora". Prossima tappa, Roma. Signori, si parte. "No, non so quando riusciremo ad arrivare a Ventimiglia. Se tutto andrà bene, da lì potremo proseguire per Nizza. Alla fine, Parigi". Il sorriso di Youssef, mentre dal finestrino scorrono i muretti a secco della campagna pugliese, all'improvviso si trasforma in una smorfia: "Mi dispiace che non sia qui con noi pure Walid, ha 28 anni, è più grande di me, ma siamo amici per la pelle. Ci siamo salutati al campo. Lui è rimasto perché ha bisogno di un permesso di soggiorno: vuole raggiungere la moglie in Germania, ma soprattutto vuole riabbracciare sua figlia, che ha otto mesi". Gli occhi di Youssef dipingono uno sguardo orgoglioso: "Dalla Francia vorrei rientrare in Tunisia con la mia carta. Sì, insomma, il documento che mi consentirà di non nascondermi come un topo. Voglio farla vedere a mia madre e a mio padre, per dimostrare che ce l'ho fatta. Ma è vero che a Ventimiglia non sarà facile passare la frontiera? I gendarmi non sono buoni. Però niente e nessuno potrà fermarci. Vedrai, ci riusciremo". Un treno dopo l'altro, col cuore in gola.